Etnia San
I San sono considerati i primi abitanti della Namibia e per circa 3000 anni furono gli unici abitanti dell’Africa australe, oggi ridotti a solo il 2,9% di tutta la popolazione. Il termine “San” fu loro attribuito dai Khoi-khoi e, in lingua san significa “straniero”, ma furono anche chiamati “Boscimani” cioè “uomini del bush o della foresta” dai Boeri e “uomini- scorpione” dalle altre genti dell’Africa australe. Sopravvissuti alle folli persecuzioni dei secoli passati e sfuggiti all’integrazione forzata con il mondo moderno, vivono in quasi totale isolamento tra l’Angola, la Namibia e il deserto del Kalahari in Botswana: un leggendario piccolo popolo a rischio di estinzione. I San sono gli ultimi cacciatori-raccoglitori della Terra, in grado di vivere in completa e abilissima simbiosi con le risorse naturali di un ambiente desertico, micidiale per chiunque altro essere vivente. Oggi, in gran parte sono allevatori e agricoltori stanziali e sono noti per aver sviluppato un particolare sistema di comunicazione manuale durante la caccia. Quando incontrano l’animale da cacciare inizia una comunicazione silenziosa: movendo braccia e mani mimano alcune caratteristiche dell’animale. Ad esempio: un braccio a ciondoloni indica la proboscide dell’elefante, due piccole corna indicano la giraffa, le mani ad artiglio vogliono dire presenza di felini e così via. Cacciano anche alcuni roditori infilando nelle loro tane una lunga barra metallica ripiegata ad uncino ad una estremità, poi avvicinano l’orecchio alla barra e, se essa vibra, vuol dire che l’animale è stato catturato; allora cominciano a scavare nella sabbia. Raccolgono sia il miele che i propoli in cavità scavate negli alberi ; mangiano il miele sul posto e alla fine tappano il buco con foglie, in attesa della successiva raccolta. Il miele viene anche raccolto in bottiglie di plastica (contaminazione dei turisti europei!). Lungo la strada riconoscono da alcune foglie epigee, un tubero bianco rotondo, simile al cocco, che essi scavano utilizzandone il liquido, simile all’acqua, che fuoriesce spremendolo. Con questo liquido essi si lavano il viso e le mani sporche di miele mentre utilizzano la polpa come cibo. Sono straordinari corridori del deserto e sono capaci di vivere in armonia con la natura e di trovare l’acqua dove chiunque altro vedrebbe solo sabbia.I San avevano colonizzato tutta l’Africa essendosi spinti fino al Nord del Marocco. Prove archeologiche suggeriscono che essi abitassero l’Africa meridionale da almeno 22.000 anni. La loro origine è misteriosa; di certo non hanno niente a che fare con le altre popolazioni africane. Hanno caratteristiche somatiche particolari : sono piccoli di statura con la pelle bruno - giallastra per cui, insieme ai Khoi-Khoi sono stati chiamati “popolo bruno”, hanno tratti somatici simili a quelli degli orientali con occhi a mandorla e zigomi alti. Cosa curiosa che li riguarda: hanno la pelle tutta raggrinzita, sono voraci mangiatori di cibo che ingurgitano fino ad ingozzarsi ogni volta che ne hanno la possibilità e il loro metabolismo è tale per cui, durante la digestione, la pelle si distende e spariscono le rughe. Altro fenomeno strano è la “steatopigia” ossia sono soggetti all’ingrossamento del sedere, dove si accumula il grasso che funge da riserva di energia e consente loro di non mangiare per 4 –5 giorni senza risentirne. Si tratta chiaramente di un adattamento fisico, fisiologico e morfologico alla sopravvivenza in ambienti estremi.
I San rappresentavano, e rappresentano tuttora, una famiglia linguistica che parla con lo “schiocco”. Le donne curano la famiglia e raccolgono semi e tuberi ma le decisioni le prende l’uomo. Sono dei grandi cantastorie e si esprimono in modo eloquente attraverso la musica, la mimica e la danza nelle quali eccellono; tipico strumento è un arco con una zucca che fa da cassa armonica. Prima dell’arrivo del popolo Nguni (i Bantu), i Boscimani, nomadi e considerati i più abili cacciatori del continente, si spostavano dalle montagne del Drakensberg, in Sudafrica, fino al deserto del Kalahari, a sud-est della Namibia. Con l’arrivo del popolo Nguni e in seguito con la colonizzazione olandese del Sudafrica, i San si sono ritirati verso la Namibia, dove ne sopravvivono circa 10.000, disgregati e occidentalizzati e con scarsi contatti tra di loro; solo alcune centinaia continuano le loro tradizioni in una zona del Kalahari. Qui, nelle dune del deserto del Kalahari, a nord-est della cittadina di Mariental, è stato ricostruito un villaggio tradizionale San dove vive un gruppo di Boscimani che, a beneficio dei visitatori, una volta al giorno indossano il perizoma e mostrano le attività tradizionali del loro popolo. Con l’arrivo degli Olandesi in Sudafrica, i San, man mano che gli europei occupavano le terre, sono stati costretti a spostarsi verso nord e ancora oggi possono essere visti in alcune zone del Botswana e della Namibia anche se pochissimi hanno mantenuto lo stile di vita originale. Un’eccezione è dato dal gruppo che vive nell’area del fiume Kuiseb che mantiene a tutt’oggi le tradizioni degli antenati allevatori di capre. Nel moderno Sudafrica i Boscimani sono stati largamente assorbiti (fino alla quasi totale estinzione) al gruppo dei “coloured”, i quali a loro volta, hanno avuto origine dall’unione dei boeri con donne khoisan. I Boscimani del Botswana, dal 2002, richiedono un’azione legale al fine di impedire alle autorità di rimuoverli dalla Riserva “Central Kalahari Game”, la terra dei loro antenati. Essi, infatti, sostengono che il governo del Botswana stia tentando di distruggere la loro cultura attraverso la sedentarizzazione forzata e la persecuzione della loro identità culturale. Molti segni della loro presenza hanno lasciato i Boscimani in tutta l’Africa australe, in particolare nei monti del Damaraland in Namibia e nel Drakensberg in Sudafrica; si contano a migliaia i dipinti e i graffiti con raffigurazioni geomorfiche di potente realismo. In una stazione archeologica della Namibia meridionale, chiamata “Apollo 11”, sono state trovate le più antiche pitture risalenti a 26.000 anni fa. La loro arte è associata spesso a episodi da “danza estatica”, quando cioè gli sciamani, entrando in “trance”, comunicano con il mondo degli spiriti. Ad alcuni animali venivano attribuiti poteri soprannaturali: il sangue dell’antilope eland , ad esempio, veniva mescolato ai colori delle pitture in modo che i suoi poteri potessero passare ai dipinti.

